TUTTO IL CORPO SOFFRE SE LA BOCCA NON RIPOSA

dolore

Se i denti stridono, qualcosa non va. Digrignarli, serrarli continuamente o alternativamente, di notte o di giorno, producendo o meno il tipico rumore, può essere lo specchio di una gamma di disturbi e indurre più di una conseguenza: dall’usura della superficie dentaria, alle difficoltà masticatorie; dai disordini temporo mandibolari – spesso accompagnati da mal di testa -, all’insonnia.

Il fenomeno è noto come bruxismo e se ne distinguono sostanzialmente due forme: quello notturno e quello diurno. Il bruxismo notturno è quasi sempre “rumoroso”, mentre quello diurno consiste generalmente in un silenzioso serrarsi delle mandibole in uno o più punti. Nel primo caso si può parlare di un vero e proprio disturbo del sonno, terzo per frequenza dietro il russamento e il sonniloquio.

L’epidemiologia del bruxismo notturno è piuttosto controversa, ma dovrebbe interessare circa il 10% della popolazione, con uguale incidenza tra maschi e femmine, e con picchi superiori tra i 25 e i 45 anni. Altre stime fissano nel 30% la prevalenza nella popolazione adulta, sommando però bruxismo diurno e notturno.

Chi soffre di bruxismo tende a svegliarsi con indolenzimento dei muscoli del volto e del collo e avere difficoltà nell’aprire al massimo la bocca. Anche i denti sono più sensibili al caldo, al freddo e al contatto con lo spazzolino. Va da sé che il ripetuto sfregamento delle superfici dentarie logora progressivamente lo smalto (provocando a volte perfino fratture), inducendo la formazione delle cosiddette faccette di usura, superfici “piallate” dalla continua erosione. I denti più colpiti risultano essere i canini e gli incisivi laterali.
Molto si discute sulle cause del bruxismo e sui fattori che possono scatenarlo. In passato si è spesso ritenuto che il digrignamento dei denti fosse dovuto ad un cattivo allineamento delle arcate, magari generato da non perfette occlusioni o incapsulamenti ad opera dell’odontoiatra e conseguenti “precontatti”. Studi recenti tendono a escludere o comunque a ridimensionare questo tipo di causa, focalizzandosi sul sistema nervoso centrale. A riprova di ciò va considerata l’azione sensibile di alcuni farmaci antidepressivi (capaci di inibire o al contrario di scatenare il disturbo) ed è abbastanza accettato il fatto che il bruxismo insorga spesso nelle persone esposte a stress prolungati.

La letteratura scientifica sta documentando sempre più le relazioni tra bruxismo e sfera emotiva: stress, ansia, iperattività, frustrazione, tensione e competitività sembrano influenzare questo disturbo. Serrare e digrignare i denti diventa cosi un modo per scaricare le tensioni accumulate. Un’importante ricerca condotta nel 2001 dal Centro disturbi del Sonno dell’Università di Stanford (California) ha indagato il rapporto tra bruxismo notturno e qualità di vita nella popolazione generale su un ampio campione di soggetti (13.057) arruolato in Inghilterra, Germania e Italia, e seguito per ben quindici anni. I risultati hanno dimostrato che il bruxismo si correla frequentemente a (nell’ordine): sindrome da apnea ostruttiva del sonno, russamento importante, alterazioni del sonno (es. comportamenti violenti), moderata sonnolenza diurna, consumo di alcol, consumo di caffeina, fumo, soggetti molto stressati, con ansia e depressione, alterazioni rilevate con elettroencefalogramma, sensazione soggettiva di soffocamento, apnee e risvegli notturni, sonnolenza diurna, mal di testa al risveglio, allucinazioni notturne spesso associate a paralisi.

Tratto da “ Il corriere della Sera del 17/02/2013”

 

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